La PA ricorre ancora alle raccomandate di carta

Pubblicato in: News il giorno: 30 gennaio 2014

Secondo Ernesto Belisario, noto avvocato che si occupa di temi legati alla digitalizzazione, la PA italiana continua a ignorare le leggi dell'Agenda in uno degli aspetti più importanti per il passaggio al digitale:  l'uso di strumenti informatici per le comunicazioni, abbandonando la carta.

Già a partire dal 2011, il legislatore ha previsto che le Amministrazioni dovessero formare gli originali dei propri documenti “con strumenti informatici”, in base all’art. 40 del Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005), abbandonando cioè la carta.
Per obbligare gli Enti ad effettuare comunicazioni telematiche in luogo di quelle cartacee, il legislatore – con l’art. 6 D.L. n. 179/2012 (convertito in Legge n. 221/2012) – ha successivamente modificato l’art. 47 CAD, prevedendo che l’invio di comunicazioni ad altre Amministrazioni con strumenti diversi da quelli telematici comporta responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare, ferma restando la responsabilità per danno erariale.
L’invio di comunicazioni con strumenti diversi da quelli telematici non è quindi soltanto violazione dei doveri d’ufficio, ma rappresenta anche fonte di responsabilità erariale: si tratta di un profilo che deve essere tenuto in debito conto visto che, in base ad una indagine del 2005, ogni lettera cartacea costa alla Pubblica Amministrazione circa 20 euro (tra consumabili, spese di protocollo, spedizione, ecc) contro i soli 2 euro di una e-mail.
Ben diciotto euro di danno erariale, quindi, per ogni singola raccomandata che viene inviata ad un altro ufficio, che va moltiplicata per l’ingente numero di comunicazioni che ciascuna Amministrazione invia ad altri Enti.

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