Pensiamo mai a quanto scaricare un video, chattare, ed operare con criptovalute inquini il nostro ambiente?

Pubblicato in: Approfondimenti il giorno: 26 Luglio 2019

Lo sentiamo da più parti, ma soprattutto lo viviamo in ogni istante delle nostre esistenze: informatizzazione e virtualizzazione sono processi incessanti e pervasivi nei quali siamo completamente immersi!

E se i progressi e i vantaggi sono innegabili, forse troppo poco si sottolinea quanti e quali siano invece gli svantaggi in termini di ricaduta ambientale, e non solo nelle fasi di produzione e smaltimento dei dispositivi ICT, ma anche in quelle d’uso.

Il consumo di energia in alcuni ambiti innovativi è infatti enorme…

Computer e smartphone, ma soprattutto data center e tutti gli altri apparati relativi al funzionamento di Internet contribuiscono alle emissioni di gas serra.

Secondo uno studio volto ad analizzare l’impatto dell’intero settore delle ICT sulle emissioni globali, nel 2007 le ICT erano responsabili del’1% delle emissioni inquinanti, nel 2017 almeno del 3%, e per il 2040 si prevede un innalzamento fino al 14%.

Per capirci con un confronto: i mezzi di trasporto pesano per il 20%, peso che però non è variato significativamente nel corso degli ultimi cinquant’anni, nonostante l’aumento del traffico (aereo, terrestre e marittimo), grazie ai progressi tecnologici.

L’esatto contrario di ciò che è accaduto per la tecnologia digitale, nella quale, ad esempio, gli smartphone in dieci anni hanno superato computer e tablet nella classifica dei dispositivi meno rispettosi dell’ambiente.

E non si tratta solo dell’energia consumata dai dispositivi connessi (quali PC e smartphone), dal momento che una ricerca su Google, un acquisto online, un post su Facebook o un Tweet richiedono che ci siano dei server, dislocati da qualche parte, che le elaborano, e che si stima nel 2020 produrranno il 45% delle emissioni dell’intero settore ICT.

Questo implica che i data center vadano progettati al fine di ridurre i consumi energetici, ivi compresi quelli di condizionamento necessari al raffreddamento dei server.

E implica pure che l’energia elettrica adoperata sia prodotta da fonti rinnovabili.

Se aziende come Apple e Google in fin dei conti se la cavano abbastanza bene, superando l’esame di Greenpeace, non si può dire lo stesso per Netflix, Amazon Prime e Hulu, alle quali fa capo lo streaming di video a livello globale, i cui investimenti sulle rinnovabili sono praticamente trascurabili.

E non si tratta solo di un problema aziende, ma anche di aree geografiche.

Una preoccupante assenza di politiche green si registra in Asia orientale (Cina, Taiwan e Corea del Sud) dove pure hanno sede colossi tecnologici come Baidu, Alibaba e persino Samsung.

Criptovalute e Blockchain

E cosa accade nell’ambito delle elaborazioni relative ai settori più innovativi e specializzati?

Vediamo il caso delle criptovalute e del deep learning.

Le prime, in particolare i famosi bitcoin, si basano sul meccanismo della blockchain, “blocchi” creati trasformando i dati associati a un gruppo di transazioni.

Il processo prevede che un miner modifichi i dati e poi li cancelli, controlli se il risultato ha il numero corretto di zeri e, in caso contrario, ricominci da capo.

Il meccanismo si reitera migliaia di volte e consuma molta energia, anche perché necessita di computer con grandi capacità di calcolo ed elevate prestazioni che quindi fagocitano tanta elettricità (anche per essere raffreddati onde evitare che si surriscaldino).

Non è un caso che le server-farm che elaborano il meccanismo si trovino in paesi in cui l’energia costa poco, come in Cina e in particolare in Mongolia, dove non ci sono norme restrittive contro le emissioni di gas serra ed è forte l’uso di carbone.

Dalle prime stime effettuate pare che il solo bitcoin rappresenti in media il 75% del consumo totale di energia, e che i primi 6 sistemi di criptoasset abbiano consumato più o meno la stessa energia dell’intero Belgio nel 2016.

Secondo il New York Times l’energia consumata per ottenere ogni bitcoin è pari a quella usata in due anni da una famiglia americana media; l’elettricità utilizzata in una singola transazione in Bitcoin potrebbe alimentare una casa per un mese.

Il totale dei computer che fanno parte del sistema Bitcoin consuma in un giorno la stessa energia di una nazione di media grandezza.

Attualmente, solo 38 paesi consumano più elettricità rispetto al totale di Bitcoin, mentre 66 paesi hanno un consumo elettrico pro capite inferiore a 1 transazione Bitcoin!

E i dati non migliorano certo analizzando i processi di Deep Learning (cioè di elaborazione del linguaggio naturale da parte delle intelligenze artificiali), che richiedono un consumo di energia notevole, e dunque un’evidente ricaduta ambientale.

I ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno eseguito una valutazione del ciclo di vita per l’addestramento di diversi modelli di IA di grandi dimensioni utilizzati nell’elaborazione del linguaggio naturale, valutando che il processo genera una produzione di anidride carbonica che corrisponde a quasi cinque volte le emissioni della vita media dell’auto americana (produzione della stessa auto inclusa).

 Le soluzioni del green computing

E allora cosa fare?

Il green computing suggerisce di:

  1. estrarre pochi materiali o quelli con un basso impatto ambientale (materiali ecocompatibili, come le bioplastiche)
  2. usare meno risorse possibili e ridurre l’inquinamento, i rifiuti e l’impatto ambientale della distribuzione, utilizzando le energie rinnovabili
  3. ottimizzare la funzionalità e il servizio durante la vita del prodotto
  4. ridurre l’impatto ambientale della dismissione e rendere il riuso e il riciclo più facili, facendo sì che i materiali riciclati tornino nel processo di produzione, contribuendo a conservare le risorse non rinnovabili della Terra, a risparmiare energia (riducendo anche l’estrazione di materie prime e il trasporto) e a diminuire i rifiuti elettronici, e progettando prodotti che siano facilmente migliorabili.

 

Per raggiungere questi obiettivi è stata introdotta dalla normativa di settore la responsabilità estesa del produttore sull’intero ciclo di vita del prodotto, in modo da incentivarlo a investire in soluzioni tecnologiche green e in piani di gestione del fine vita dei dispositivi, come i programmi di ritiro.

D’altronde anche noi di Copying siamo rispettosi dell’ambiente.

Lo dimostra il fatto che l’edificio che ospita la nostra azienda utilizza le più moderne tecnologie green per ridurre al massimo l’impatto sul territorio che ci circonda.

Perché la missione che il gruppo si è prefissato è appunto l’utilizzo delle più avanzate tecnologie nel pieno rispetto dell’ambiente. Di fatto, i servizi di Gestione Documentale offerti da Copying migliorano di molto l’efficienza aziendale permettendo una riduzione considerevole degli sprechi.