Il fax e le ragioni di una resistenza non annunciata

Pubblicato in: News il giorno: 05 maggio 2014

Con un articolo su Linkiesta, Alessio Lana ripercorre la storia quasi centenaria di uno strumento che, nonostante l’avvento di Internet e della dematerializzazione, non dà segni di declino

“Da anni se ne predice la morte – esordisce Lana – eppure è sempre lì, vivo e vegeto”. Talmente vegeto che nel 2012 ne sono stati venduti 37 milioni di pezzi a livello globale, nonostante, faccia notare il giornalista, si tratti di una tecnologia assolutamente ferma dal punto di vista dell’evoluzione da almeno 20 anni. Periodo nel quali invece il mondo è stato rivoluzionato dall’informatica, dal digitale  e da Internet, senza però che il fax ne risentisse.
Quanto alle ragioni di questo mancato declino, entrando nel vivo dell’articolo Lana spiega che il fax  è un documento più formale dell’email, considerato come una prova documentaria ufficiale e legittima e molti studi di avvocati, medici, ospedali, università richiedono l’invio di documenti in questa forma. C’è poi un secondo aspetto: ancora non c’è un mezzo migliore per inviare pagine firmate: scannerizzarle e inviarle per mail è poco pratico e comporta molti più passaggi che firmare il foglio e premere un bottone.
E non è un caso se a ritardarne la morte annunciata c’è l’impegno del Giappone, paese avanzato tecnologicamente che però trova in questo strumento il sistema più pratico e veloce per inviare ideogrammi, sicuramente molto più rapido che digitarli su tastiera e spedirli da un computer. Non è un caso quindi se l’esplosione mondiale della macchina è partita proprio dal Sol Levante negli anni ’70 quando le tecnologie alla base del fax, modem, stampante e scanner, erano diventate abbordabili.

Per arrivare a quel punto il cammino è stato lungo. Le prime radici affondano nella metà degli anni Quaranta dell’Ottocento quando lo scozzese Alexander Bain sviluppa il telegrafo stampante. Simile a un grammofono, sfruttava una punta metallica attraversata da corrente elettrica per stampare i caratteri ricevuti tramite segnali morse su un disco di carta imbevuto di una soluzione di ferrocianuro di potassio. Uno studio che ha incentivato esperimenti simili in Francia e Germania ed è sfociato nel pantelegrafo, il progenitore del fax ideato dall’abate italiano Giovanni Caselli nel 1860.

A cavallo tra Otto e Novecento l’Europa è in fermento: la neonata fotografia dà impulso alle ricerche per l’invio di immagini a distanza e spuntano perfino delle macchine che riproducono le firme, così da poter stipulare contratti a distanza senza doversi imbarcare in lunghi e pericolosi viaggi. Per arrivare a un primo sistema completo si deve però aspettare il 1929 quando in piena crisi l’inventore e ingegnere tedesco Rudolf Hell svela la sua Hellschreibe

L’avvento dell’elettronica però sconvolge questo quadro e la protagonista è la Xerox azienda americana che al tempo stava studiando tutti gli oggetti che avrebbero cambiato il panorama informatico come il computer desktop, l’interfaccia grafica a finestre e il mouse. Nel 1964 lancia sul mercato la Long Distance Xerography, o LDX, e due anni più tardi la più economica Magnafax Telecopier, una macchina di venti chili di peso che si connetteva alla presa telefonica e spediva un foglio formato A4 in sei minuti.

Il macchinario che spedisce testi a distanza fa passi da gigante, negli anni ’80 diventa il simbolo di yuppie e dell’economia che va sempre più veloce ma la macchina rimane essenzialmente la stessa. Uno scanner ottico rileva i toni della pagina da inviare e tramite la linea telefonica li spedisce a una macchina simile posta dall’altra parte del mondo o nell’ufficio dietro l’angolo. Con il calo dei prezzi si arriva a una diffusione virulenta tanto che dal 1983 al 1989 nei soli Stati Uniti i fax crescono da 300mila a 4 milioni e procedono a balzi da gigante.
Unico cambiamento di un certo rilievo avviene negli anni Novanta quando dalla stampa su rotoli di carta sensibilizzata al calore, simile a quella degli scontrini fiscali, si passa alle stampanti laser e a getto d’inchiostro che utilizzano carta comune.
Contemporaneamente però nascono le prime minacce. Nel 1985 quando la californiana GammaLink svela Gammafax, una scheda per computer che permette ai calcolatori di comunicare con i fax, poi ci mette lo zampino l’email e infine le centinaia di applicazioni per smartphone che scansionano pagine A4 e le inviano attraverso decine di canali. È insomma l’inizio di una fine annunciata da tempo ma che dopo trent’anni sembra non essere ancora arrivata.

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